Benessere dei piedi anche nel soggetto diabetico.  Tilomi, calli, duroni e vesciche

sono solo alcuni disturbi che possono creare problemi di deambulazione. Per questo è importante mantenere una corretta igiene del piede. Una scrupolosa igiene dei piedi con un detergente antisettico può prevenire la proliferazione di microrganismi patogeni presenti sulla pelle e il cattivo odore. La particolare e costante cura dei piedi è fondamentale non solo da un punto di vista estetico, ma anche per il loro corretto appoggio al suolo perché altrimenti a lungo andare possono dare origine a seri disturbi non solo in loco, ma anche a gran parte delle strutture sovrastanti come ginocchio, anca, colonna vertebrale e collo e quindi problemi posturali e vascolari.

Tilomi, calli, duroni
Il tiloma è caratterizzato da un notevole ispessimento dello strato corneo della pelle composto da un cumulo di cellule morte ricche di cheratina che accrescendosi sempre più, comprime i tessuti sottocutanei fino a raggiungere le terminazioni nervose, causando un dolore lancinante specialmente quando si cammina. Se i calli non vengono rimossi diventano insopportabili per il soggetto che tenderà perciò a camminare in modo tale da evitarli, però così facendo rischia di appoggiare scorrettamente il piede, con conseguenze posturali. Le cause favorenti sono di tipo meccanico come l’uso prolungato di calzature troppo strette, a punta e con tacco molto alto che costringono a sovraccaricare tutto il peso corporeo nello stesso punto. Ciò determina continui sfregamenti e attriti tra specifiche zone della pelle del piede e la tomaia delle scarpe. Inoltre, i calli si formano anche per ragioni riconducibili a difetti anatomici come alluce valgo o dita a martello e per colpa di posture e deambulazione sbagliate. Generalmente i tilomi si presentano rilevati, lisci e di forma più o meno rotondeggiante e a seconda della consistenza, zona del piede e della struttura cutanea interessata si suddividono in calli duri e molli e duroni. I primi sono piuttosto rigidi, sporgenti, di colore giallastro con macchie brune che si perdono nei tessuti sani. Hanno un aspetto traslucido e fanno la loro comparsa soprattutto sulla faccia dorsale interfalangea o sotto le teste metatarsali. I calli molli, nominati anche occhi di pernice o calli interdigitali, sono biancastri con al centro un punto nero (fittone che è paragonato ad uno spillo) circondato da un’areola rosso-biancastra, che addentrandosi nel derma possono premere sui centri nervosi, provocando molto dolore. La loro consistenza è morbida grazie al grasso delle ghiandole sebacee e il loro sviluppo è favorito dalla macerazione della pelle. Pertanto tendono a formarsi sulla faccia interna delle dita dei piedi e tra un dito e l’altro. Infine, i duroni sono callosità diffuse che compaiono spesso sotto la pianta del piede, alla base delle dita, oppure alla base del tallone. Le ipercheratosi oltre ad essere esteticamente inaccettabili, tendono a recidivare soprattutto sui piedi deformati dall’artrosi, mentre tendono a scomparire da soli se non viene più fatta alcuna pressione o frizione su di essi.

Prevenire e curare
La migliore cura è rappresentata dalla prevenzione che si attua con l’eliminazione dell’eccessivo sfregamento o pressione, perciò indossando scarpe comode che devono avere qualche millimetro tra il dito più lungo del piede e la punta della scarpa, con punta arrotondata, a pianta sufficientemente larga per consentire un corretto appoggio e con tacco non superiore ai 4 cm (altrimenti si altera il baricentro del corpo). Usando plantari di sostegno o apposite solette che seguono un’ideale interfaccia piede-terreno, è possibile ripartire il peso del corpo in modo omogeneo su tutta la pianta del piede migliorando la deambulazione e le alterazioni posturali. In tal modo si limita lo sviluppo di eccessivi ispessimenti cutanei da troppo carico patologico in punti limitati. Per facilitare, invece, la rimozione delle ipercheratosi ci si può avvalere di un prodotto esfoliante, pietra pomice (spugna minerale di origine vulcanica dalla superficie ruvida) o lima levigante dopo aver ammorbidito la cute con un pediluvio per esempio a base di amido di riso. Si tratta di un intervento che si può fare da soli a casa senza grandi rischi e che stimola il rinnovo cellulare sottostante. A tali trattamenti è sempre consigliabile far seguire un delicato massaggio con una crema antisecchezza, per restituire all’epidermide una maggiore idratazione, elasticità e resistenza agli attriti. In farmacia esistono poi callifughi sotto forma di soluzioni, cerotti e pomate che si possono impiegare sui calli più piccoli e ostinati. Si tratta di prodotti che contengono sostanze acide come acido salicilico che possiedono proprietà cheratinolitiche, ovvero capaci di provocare il distacco dell’eccesso di materiale corneo attraverso la rottura dei legami chimici della cheratina. E’ importante non applicare il callifugo attorno alle parti sane della pelle poiché può infiammarla e danneggiarla.
Ecco perché i diabetici non devono mai impiegare prodotti cheratinolitici, poiché è molto alto il rischio di creare delle ulcerazioni che in loro guariscono molto meno facilmente e a lungo. In ogni modo una volta applicato il farmaco sulla lesione preventivamente ammorbidita da un pediluvio, la cute deve essere protetta da un apposito cerotto paracallo, in feltro o in schiuma di lattice, per evitare il suo sfregamento all’interno della scarpa e prevenirne una recidiva. In commercio esistono anche imbottiture o cerotti specifici (che si possono usare anche in assenza di calli per prevenirli), che servono ad assorbire o a ridistribuire le sollecitazioni meccaniche su punti precisi del piede, realizzati con materiali idrocolloidali o in gel di silicone che agiscono da cuscinetto protettivo contro la frizione della scarpa sul piede. Così facendo l’epidermide, non si trova più a creare una corazza protettiva per
difendersi e di conseguenza diminuisce la formazione di pelle dura che viene lentamente eliminata. L’impiego di strumenti inadeguati quali forbicine, lamette e altri strumenti appuntiti fra i “rimedi fai da te” per cercare di asportare da soli la lesione è assolutamente controindicato, in quanto si eleva il rischio di generare ferite che possono infettarsi. E’ opportuno, quindi, rivolgersi a personale specializzato così come in chi ha posture scorrette o soffre di deformazioni del piede, scegliendo rispettivamente l’estetista (che si occupa essenzialmente della pedicure) o il podologo (che esegue prestazioni finalizzate a favorire un corretto rapporto tra piede e postura, prevenendone le complicanze locali).
Vesciche
Si tratta di lesioni circoscritte della pelle a forma di bolle contenenti siero o talora sangue. Si manifestano con lo scollamento del piano cutaneo più superficiale, in quanto vengono a rompersi i legami che congiungono le cellule dello strato corneo a quello sottostante. Le vesciche si formano per difendere l’epidermide dal prolungato eccessivo strofinio della scarpa sul piede indotto dal movimento. Il liquido interstiziale che va a riempire la bolla serve a fungere da morbido cuscinetto con lo scopo di ridurre l’impatto della parte soggetta alla frizione. Se lo sviluppo della vescica non viene interrotto, questa tende a coinvolgere anche gli strati cutanei sottostanti ricchi di terminazioni nervose provocando dolore o la rottura dei piccoli capillari circostanti che traboccano di sangue, che si accumula all’interno del rigonfiamento. Spesso, infatti, per la contemporanea presenza di infiammazione e liquido, le vesciche costituiscono un ottimo terreno fertile per lo sviluppo di batteri e quindi di infezioni.
Prevenire e curare
Per evitare lo sviluppo di vesciche, la prima misura preventiva da adottare è quella di non indossare scarpe molto strette o rigide e con cuciture interne in rilievo. Per diminuire, invece, l’attrito delle calzature col piede è possibile applicare un gel di prevenzione. Quando però la bolla si rompe è necessario lavarla con la soluzione fisiologica e disinfettarla per scongiurare il rischio di infezioni. Per le vesciche più grandi si può eseguire la loro foratura tramite un ago sterilizzato, così facendo si permette alla ferita di asciugarsi e guarire più celermente e di evitare la rottura della bolla in circostanze che non consentono l’immediata disinfezione della lesione. Successivamente è opportuno proteggere la parte “a rischio” da impurità e batteri con protezioni specifiche che fungono da “doppia pelle”. Si tratta di cerotti speciali che consentono alla vescica di respirare e di assorbirne il liquido sieroso, alleviandone il dolore. Sono composti da materiali (idrocolloidi o silicone) che da un lato fungono da barriera alle tensioni meccaniche in forma di “cuscinetto” e dall’altro difendono i tessuti infiammati, agevolandone la cicatrizzazione.
Iperidrosi e bromidrosi plantare
L’iperidrosi è una patologia dovuta ad una sovrabbondante sudorazione dei piedi. Talvolta possono comparire piccole vescicole a contenuto limpido, radunate o sparpagliate, dure al tatto e resistenti ai traumi. Successivamente tendono a riassorbirsi lasciando delle croste squamose. Tale condizione è sempre preceduta da prurito molto intenso ed è legata ad un super lavoro delle ghiandole sudoripare che si eccitano a dismisura rispetto alle reali necessità dell’organismo. Ovviamente calzature non traspiranti indossate per lungo tempo amplificano l’attività delle ghiandole, il cui secreto si accumula all’interno del calzino. Pertanto l’aumento dell’umidità locale, con il pH acido del sudore macera i tessuti e sostiene l’azione cheratolitica di alcuni germi facenti parte alla fisiologica flora batterica cutanea. In tal caso si manifesta anche la bromidrosi plantare, ovvero la formazione di effluvi sgradevoli. In particolare gli enzimi batterici che proliferano nell’ambiente caldo umido delle calzature chiuse metabolizzano i lipidi cutanei, la cheratina ed il sudore, generando ammine ed acidi grassi a corta catena, responsabili del tipico odore acre. Se tali disturbi non vengono trattati possono portare a complicazioni come bruciori, arrossamenti, escoriazioni, dermatiti o sovrapposizione di un’infezione batterica o fungina.
Prevenire e curare
Una scrupolosa igiene dei piedi con un detergente antisettico può prevenire la proliferazione di microrganismi patogeni presenti sulla pelle e il cattivo odore. Altrimenti è possibile fare un pediluvio con bicarbonato di sodio (rinfrescante) o infusi vegetali (salvia o foglie di noce che sono regolatrici dell’eccesso di sudorazione). In seguito indossare calzini di cotone e scarpe realizzate con materiali traspiranti (pelle, cuoio o cotone) da cambiare spesso. Inoltre per prevenire la macerazione della cute è possibile usare una polvere assorbente o una crema-talco, che oltre a minimizzare lo sfregamento della scarpa contro la pelle aiuta a prevenirne le irritazioni. Non solo, anche l’applicazione di deodoranti specifici a piedi e calzature può limitare l’eccessiva secrezione del sudore, il cattivo odore del piede e contrastare lo sviluppo di batteri. Si trovano sottoforma di spray, creme, polvere e apposite solette. Gli spray sono di due tipi, quelli profumati da nebulizzare all’interno della scarpa prima di indossarla e quelli da applicare sui piedi, che sono molto pratici e privi di rischi di contaminazione. Le creme, invece, hanno una durata d’azione più lunga, mentre le solette, grazie alla loro microstruttura e alla schiuma di lattice, agevolano la ventilazione assorbendo il sudore.
Unghia incarnita
L’unghia incarnita o paraonichia è una condizione molto dolorosa che si manifesta quando la parte marginale dell’unghia dell’alluce del piede penetra lentamente nella carne adiacente, senza riuscire a scorrere in avanti a tal punto da fenderla. Ciò provoca una marcata risposta infiammatoria locale (dolore pulsante alla minima pressione, rossore e calore) con frequente presenza di sovra infezione batterica delle parti molli periungueali, che si evidenzia sottoforma di una sacca di pus e noduli reattivi. E’dovuta spesso ad un errato modo di tagliare le unghie, ma vi sono altri possibili motivi come una parte carnosa più spessa che preme sull’unghia spingendo i suoi angoli dentro la cute, forma anomala dell’unghia, obesità, condizioni igieniche inadeguate, eccessiva traspirazione, calzature troppo strette o “a punta” che comprimono l’unghia o traumi locali.
Prevenire e curare
Dal punto di vista preventivo, è necessario prima imparare a tagliare le unghie in maniera dritta e mai ai loro angoli e indossare scarpe dalla forma più comoda e larga. Se, invece, cominciano a manifestarsi i primi sintomi bisogna disinfettare le lesioni con degli antisettici e se sono allo stato infiammatorio è necessario eseguire più volte nella giornata dei pediluvi in acqua tiepida e sale o soluzioni disinfettanti. Successivamente coprire l’unghia con una garza asciutta. Solitamente le unghie incarnite impiegano molto tempo per guarire e frequentemente vanno soggette a recidive e quindi è consigliabile rivolgersi al dermatologo o al podologo.
Infezioni da microrganismi patogeni
Si tratta di verruche, piede d’atleta e onicomicosi che insorgono quando i piedi si trovano continuamente in un ambiente caldo-umido che è confacente alla proliferazione dei parassiti responsabili di tali infezioni. Pertanto è fondamentale curare in modo particolare l’igiene personale; evitare di camminare a piedi nudi su pavimenti di docce, piscine, saune, bagni e spogliatoi pubblici, ma calzare ciabatte o sandali; non usare teli da bagno, indumenti o asciugamani in comune con altri; sostituire spesso le calze e usare quelle in tessuto naturale, soprattutto se si suda molto; indossare solo scarpe che permettano la traspirazione.
Prevenire e curare
Le verruche possono essere curate con callifughi da applicare direttamente sulla lesione finché non scompare del tutto. Laddove tale cura abbia fallito è necessario rivolgersi al dermatologo. Per prevenire, invece, il piede d’atleta è bene impiegare detergenti disinfettanti, avendo cura poi di asciugarli molto bene soprattutto negli spazi tra le dita, rimuovendo eventuali strati macerati ed usando eventualmente la polvere assorbente per i piedi. La terapia consiste nell’applicazione locale di farmaci antimicotici che funzionano impedendo la replicazione dei miceti. Sono sottoforma di creme che risultano ideali in situazioni di cute macerata e umida, unguenti che sono indicati quando sono presenti tagli asciutti e polveri che sono adatti nella prevenzione delle recidive. Per ottenere successo dalla terapia è opportuna la costanza e non interromperla appena i sintomi scompaiono, bensì continuare per circa una o un paio di settimane dopo la remissione completa dei disturbi. Infatti, l’epidermide del piede è costituita da cinque strati tissutali che si rigenerano continuamente: il fungo potrebbe trovarsi in quello più profondo e quindi è necessario aspettare che risalga fino alla superficie per debellarlo totalmente. Oltre alla terapia farmacologica risulta essere valido eseguire pediluvi a base di acqua e bicarbonato, che elevando il pH della cute, rendono più ostile lo sviluppo dei miceti. La fitoterapia, inoltre, offre alcuni rimedi naturali come tea tre oil, timo, estratto di semi di pompelmo, lavanda e propoli che possiedono attività antisettica. Infine, la cura dell’onicomicosi si basa sull’applicazione giornaliera di speciali smalti antimicotici per lunghi periodi di tempo e sul limare il più possibile la parte di unghia attaccata dal micete. Inoltre è consigliabile ricorrere a polveri antifungine da spargere sul piede e all’interno delle calzature affinché si eviti il propagarsi dell’infezione ad altri parti.
Piedi freddi: i geloni
Si formano per un’anomala reazione della pelle nei confronti di una prolungata e ripetuta esposizione al freddo umido seguita da un improvviso passaggio al caldo. Accade, infatti, che i vasi sanguigni che scorrono vicino alla superficie cutanea del piede si contraggono violentemente per ridurre il più possibile la dispersione di calore, mentre poi esponendosi al caldo, non possono più reggere la repentina vasodilatazione e così il loro fluido si infiltra nel tessuto confinante ristagnando. Inizialmente si manifestano con una sensazione di formicolio e prurito che si accentua con il caldo, mentre nella fase più acuta, compaiono antiestetiche chiazze edematose di colore rosso/violaceo, che tendono a screpolarsi provocando forte dolore. Nei casi più gravi insorgono tagli, vesciche o piaghe, che possono anche ulcerarsi dando origine a infezioni piuttosto lunghe da guarire. Ciò accade perché la vasocostrizione fa arrivare poco sangue e quindi ossigeno alla zona colpita che crea maggiore difficoltà della pelle a rigenerarsi e cicatrizzare. Ecco che è necessario consultare quanto prima il medico curante. Non solo, è bene anche controllare la glicemia poiché i geloni possono essere una possibile spia di una difficoltà circolatoria dovuta ad una forma di diabete. Fragilità capillare o cattiva microcircolazione sanguigna a livello delle estremità sono le principali cause della comparsa dei geloni. Anche ereditarietà, predisposizione individuale, squilibrio del sistema nervoso simpatico (che regola la reazione vasomotoria), ipotiroidismo e carenze di vitamine possono fomentare la patologia. Inoltre chi soffre di geloni d’inverno, spesso accusa fenomeni di iperidrosi in estate, a dimostrazione del fatto che si tratta di una reazione abnorme dei vasi della pelle al calore.
Prevenire e curare
La miglior strategia per scongiurare i geloni è la prevenzione: innanzitutto esporsi il meno possibile al freddo-umido coprendo i piedi con calze in appositi tessuti termici e calzature traspiranti che li mantengano sempre asciutti e al caldo. Evitare di scaldare in modo troppo veloce i piedi freddi presso fonti di calore, perché lo sbalzo di temperatura può aumentare il dolore e il prurito, pertanto lasciare che si riscaldino gradualmente. Limitare il consumo di tabacco e caffè dato che la nicotina e la caffeina in essi contenuti, sono dei vasocostrittori. Eseguire con costanza dell’attività fisica poiché migliora la circolazione sanguigna e infine mangiare alimenti ricchi di vitamine e flavonoidi, pesce con acidi grassi omega 3 e ananas perché abbonda in bromelina che è un antinfiammatorio naturale. Quando invece si avverte prurito è possibile frizionare la pelle dei piedi con alcol etilico, in quanto capace di attivare la circolazione sanguigna però senza esagerare poiché tende anche a seccare la pelle. Inoltre si consiglia di fare dei pediluvi in acqua tiepida (alla quale si può aggiungere un infuso con fiori di lavanda o foglie di salvia che hanno proprietà lenitive molto spiccate, oli essenziali di pino, timo, rosmarino o eucalipto o sale grosso) da alternare con quelli in acqua più fresca con lo scopo di stimolare positivamente il flusso sanguigno.

I diabetici devono astenersi da tale pratica in quanto l`umidità aggrava le eventuali lesioni presenti. Successivamente è utile eseguire un massaggio applicando localmente dei rimedi contenenti sostanze ad azione vasodilatatrice
periferica e vaso protettrice (Ruscus aculeatus, Ginkgo biloba, Centella asiatica, peperoncino, erbe svedesi), ammorbidente, lenitiva e cicatrizzante (calendula, urea, glicerina) o antinfiammatoria (arnica). Infine si suggerisce di abbinare ai precedenti trattamenti l’assunzione orale di integratori a base di vitamine (A o betacarotene per aiutare la pelle a mantenere elasticità e tono; C per mantenere flessibili le pareti dei vasi sanguigni; E per favorire la circolazione e per guarire dagli arrossamenti), flavonoidi (potenti antiossidanti) e acidi grassi Omega 3 (che aiutano ad ottimizzare il microcircolo).

CURA DEL PIEDE DIABETICO
Per scansare il temuto piede diabetico è fondamentale seguire tutti i giorni un adeguato programma preventivo che consiste in primo luogo nell’ispezionare attentamente i piedi verificando la presenza di macerazioni, lesioni, abrasioni, vesciche, tagli o ulcere. Lavarli in acqua tiepida per non più di cinque minuti a circa 37 gradi controllandone la temperatura col termometro da bagno. Poi asciugare molto bene i piedi, soprattutto tra un dito e l’altro, per evitare che la cute possa macerare. Applicare una crema idratante, in modo da rendere l’epidermide elastica e ben morbida senza passarla fra le dita. Indossare calze di fibra naturale che non stringano troppo e cambiarle almeno una volta al giorno. Non impiegare mai callifughi o strumenti taglienti per combattere le callosità e tagliare periodicamente le unghie con forbice a punte smusse, lasciandole quadrate. Non camminare mai a piedi scalzi e non sottoporre mai i piedi a contatto con fonti di calore dirette. Calzare scarpe comode con punta rotonda, pianta larga, tomaia alta e senza cuciture, tacco da 2 centimetri per gli uomini e da 3-4 per le donne. Qualora compaia qualsiasi lesione, lavarla subito con acqua e sapone e disinfettarla con un antisettico non colorante (perché non renderebbe visibile la situazione podologica) e se non rimargina bene entro tre giorni ricorrere al diabetologo o medico.


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