Controllare le vampate di calore in menopausa. Recenti studi adducono come causa della classica sudorazione eccessiva di viso, collo e torace che colpisce alcune donne nella fase del climaterio

non solo al calo di estrogeni, ma anche a una differente produzione di endorfine. Questo consente un utilizzo ragionato di diverse piante. Le cosiddette vampate di calore sono uno dei sintomi più comuni (85% delle donne), e spesso uno dei primi, del climaterio. Come gli altri sintomi legati alla menopausa, possono durare settimane, mesi o anni, e variare in severità. Si caratterizzano per la presenza di sudorazione eccessiva di viso, collo e torace con vasodilatazione periferica, caratteristiche di una risposta vasomotoria (dissipazione di calore).

Nonostante le vampate siano associate al calo di estrogeni, questo non è il solo responsabile, dato che i livelli di estrogeno non differiscono tra donne sintomatiche e non sintomatiche. Inoltre, poiché nelle donne sintomatiche non si rileva un aumento della temperatura corporea centrale, una delle ipotesi avanzate negli ultimi anni è che il calo di estrogeni porti alla disregolazione del centro termoregolatore ipotalamico, con abbassamento repentino del setpoint, e quindi reazione vasomotoria. Di recente, è stato proposto che nelle donne sintomatiche sia virtualmente assente la zona termoneutrale (l’intervallo di temperatura nel quale non si ha sudorazione, vasodilatazione e brividi). Le vampate sarebbero quindi scatenate da piccoli innalzamenti di temperatura nel contesto di una zona di termoneutralità nulla o ridotta. La riduzione della termoneutralità potrebbe essere legata a disregolazione nella produzione di endorfine a livello ipotalamico, e la conseguente attivazione simpatica centrale (alterazione dei livelli di serotonina e noradrenalina), attivazione che tende a ridurre la zona termoneutrale. Non stupisce quindi che siano stati identificati vari potenziali fattori scatenanti per le vampate.

Terapia classica
La terapia classica per i sintomi del climaterio è stata sempre la sostituzione ormonale, almeno fino ai due grandi studi del 2000 e del 2002: il Women’s Health Initiative (WHI) e il Heart and Estrogen/Progestin Replacement Study (HER S II ), i quali hanno mostrato che la terapia ormonale aumenta il rischio di infarto del miocardio, tromboembolismo venoso e tumore al seno, e forse aumenta il rischio di demenza e incontinenza urinaria. Inoltre, l’associazione estrogeno/progestinici non sembra migliorare la qualità della vita in donne più anziane senza sintomi climaterici. La terapia estrogeno/progestinici non è quindi più raccomandata per la prevenzione a lungo termine. Al momento è consigliata per il controllo dei sintomi della menopausa solo a breve termine. La maggior parte degli esperti la prescrive solo per quattro anni e molte donne desiderano delle alternative.

Fitoestrogeni
Il gruppo di sostanze naturali più utilizzato per i disordini vasomotori climaterici sono i fitoestrogeni, divisi in tre categorie: isoflavoni (i più comuni e potenti), lignani, e cumestani. Glycine max. Gli isoflavoni della soia sono i più comunemente utilizzati tra i fitoestrogeni. Il consumo di 20-60 g/die di proteine della soia contenenti 34-76 mg di isoflavoni sembra ridurre modestamente frequenza e severità delle vampate. Anche gli estratti che forniscono 35-120 mg di isoflavoni/die sembrano efficaci. Non tutti gli studi sono però positivi e le ragioni per tali risultati conflittuali non sono chiare, ma sono forse legate all’effetto placebo e alle elevate aspettative, come anche a differenze nella composizione degli isoflavoni nei vari studi (gli studi standardizzati per il contenuto in genisteina danno risultati più omogenei). Quindi: possiamo dire che mangiare soia o assumere estratti titolati di soia può portare a una modesta riduzione del sintomo, ma non garantisce l’eliminazione del problema. Cautela: nelle pazienti con cancro al seno, la soia non sembra ridurre le vampate legate a questa patologia, e nelle pazienti che assumono warfarina la soia potrebbe ridurne l’efficacia.

Actaea racemosa (sin: Cimicifuga racemosa). Pianta commercializzata da molti anni come rimedio per i sintomi della menopausa, anche se vi è incertezza sull’esatto meccanismo d’azione, in particolare se sia estrogenico o meno. Mostra effetti di tipo estrogenico su alcuni tessuti (osseo) e non su altri (endometriosico), ma non si lega direttamente ai recettori estrogenici, non up-regola i geni estrogeno-dipendenti e non stimola la crescita di tumori estrogeno dipendenti. Forse agisce come agonista dei recettori serotoninici o possiede attività SER M-like. Qualsiasi sia il meccanismo d’azione, i dati clinici non sono del tutto convincenti, e i migliori fanno riferimento a un estratto commerciale standardizzato per contenere 1 mg di glicosidi triperpenici calcolati come 27-deossiacetina per ogni compressa da 20 mg. L’estratto riduce i sintomi della menopausa e la frequenza delle vampate rispetto al placebo e sembrerebbe comparabile all’estradiolo transdermico a basso dosaggio (25 mcg ogni 7 giorni) o al tibolone a 2,5 mg. Come nel caso della soia, la cimicifuga non sembra efficace nel ridurre le vampate delle donne con tumore la seno. Vi sono inoltre alcuni dubbi sulla sicurezza, basati su alcuni casi di tossicità epatica.
Linum usitatissimum è una ottima fonte di lignani e di acidi grassi omega-3 (acido alfalinolenico) e fibre. Alcuni studi suggeriscono che la dose di 40 g/die di semi di lino al posto di altre fonti di grassi possa migliorare sintomi moderati del climaterio, come le vampate anche se i risultati sono preliminari, e da soli non basterebbero per indicare questo approccio come certo, ma alla luce della salubrità dell’olio di lino e del profilo tossicologico ottimo, consigliarne il consumo sembrerebbe del tutto sensato.
Angelica sinensis è una pianta usata in medicina tradizionale cinese, spesso in combinazione all’interno di formule complesse. In Occidente è stata proposta come rimedio per le vampate di calore, ma esiste un dubbio circa i reali meccanismi di azione, se siano estrogenici o meno. Il profilo tossicologico presenta qualche incertezza riguardo i rischi per la cancerogenicità.
Panax ginseng è stato proposto e usato per sintomi vasomotori, un uso suggerito dalla supposta attività estrogenica, ma anche in questo caso il meccanismo è dubbio. L’estratto di ginseng ha mostrato di far proliferare cellule del tumore al seno, e alcune donne che lo hanno assunto hanno sofferto di effetti collaterali di tipo estrogenico. In alcuni casi pubblicati, il ginseng sembra abbia migliorato alcuni sintomi della menopausa come affaticamento, insonnia e depressione, ma non le vampate. Quindi meglio usarlo con cautela.

Stili di vita
Visti i rischi associati all’utilizzo di rimedi ormonali per la sintomatologia climaterica, negli ultimi anni sono stati studiati anche una serie di rimedi ad azione non ormonale. Il cambiamento degli stili di vita è il primo approccio non ormonale (e non farmacologico) per la gestione dei sintomi climaterici. Donne con problemi di peso, con un indice di massa corporea (IMC) superiore a 30 kg/m2 hanno più del doppio delle probabilità di soffrire di vampate di calore da moderate a severe rispetto a donne con IMC < di 25 kg/m2. Il fumo di sigaretta aumenta la frequenza e la severità delle vampate. Suggerimenti di buon senso sono: fare esercizio, avere una dieta sana ricca in frutta
e verdura, legumi ed altre fonti di isoflavoni, e smettere di fumare. Questi cambiamenti di stile di vita riducono la sintomatologia, aumentano il benessere e la qualità della vita, riducono il rischio di malattie cardiovascolari, tumore alla mammella e osteoporosi.

Rimedi ad azione centrale
Venlafaxina, gabapentina, clonidina, e metildopa sono alcuni tra i trattamenti ortodossi non ormonali utilizzati, come anche gli antidepressivi sia del tipo SSRI sia di altro tipo, ma in nessun caso gli effetti sulle vampate sono risultati paragonabili a quelli degli estrogeni (quest’ultimi eliminano quasi del tutto le vampate, anche se non si conosce il loro meccanismo d’azione). Il meccanismo d’azione degli SSRI non è ben chiaro, anche se vi è un legame teorico con la serotonina. Gli SSRI possono anche avere degli effetti collaterali fastidiosi. Anche per la clonidina non conosciamo il meccanismo d’azione, ma sembra che il farmaco riduca la reattività vascolare, l’attivazione simpatica centrale, aumentando la zona termoneutrale.
Hypericum perforatum è stato spesso usato per depressione associata a climaterio, e ci sono alcuni dati che suggeriscono che la combinazione iperico e cimicifuga riduca i sintomi climaterici, anche se non è possibile sapere se l’effetto positivo sia da attribuire all’iperico, alla cimicifiga o alla loro combinazione. Esiste uno studio pilota che sembra indicare un effetto dell’iperico da solo sulle vampate. Quindi: nonostante la provvisorietà dei risultati, e tenuto conto dei risaputi problemi d’interazione farmacologica, l’iperico è un rimedio genericamente utile nel passaggio climaterico, soprattutto per i mutamenti di umore, e potrebbe essere utile anche per le vampate.

Bibliografia
@ Al-Akoum M, et al. (2009) Menopause. 16(2):307-14.
@ Uebelhack R, et al. (2006) Obstet Gynecol;107(2 Pt 1):247-55.
@ North American Menopause Society. Menopause Core Curriculum Study Guide. 2002. www.menopause.org/edumaterials/studyguide/sgtoc.html
@ Steinauer JE, et al. (2003) Obstet Gynecol;101:10S-11S.
@ Liske E, et al. (2002) J Womens Health Gend Based Med;11:163-74.
@Shumaker SA, et al. (2003) JAMA;289:2651-62.
@ Balk JL, et al. (2002) J Soc Gynecol Investig;9:238-42.
@Gla zier MG, Bowma n MA.(2001) Arch Intern Med; 161:1161-72.
@ Kurzer M. (2000). J Nutr; 130: 660-1.
@Tham DM, Gardner CD, Haskell WL. (1998) J Clin Endocrinol Metab;83:2223-35.
@St Germain A, Peterson CT, Robinson JG, Alekel DL. (2001) Menopause;8:17-26.
@Kronenberg F, Fugh-Berman A. (2002). Ann Intern Med;137: 805-13.
@Jacobson JS, et al. (2001) J Clin Oncol;19:2739-45.
@ Lontos S, Jones RM, Angus PW, Gow PJ. (2003) Med J Aust;179:390-1.
@Tsukamoto S, Aburatani M, Ohta T. (2005) Evid Based Complement Alternat Med; 2:223-6.
@Amato P, Christophe S, Mellon PL.(2002) Menopause;9:145-50.
@Lemay A, et al. (2002) Obstet Gynecol;100:495-504.
@ Wiklund IK et al. (1999) Int J Clin Pharmacol Res;19:89-99.
@Palmer BV, et al. (1978) BMJ; 1:1284.
@Tode T, et al. (1999) Int J Gynaecol Obstet;67:169-74.

Pin It